Cos’è l’inflazione: definizione, cause e conseguenze
In questo periodo si è tornati a parlare di inflazione: dazi, eventi geopolitici, situazione macroeconomica, prezzi di petrolio e materie prime hanno reso questo tema particolarmente attuale.
L’inflazione - ovvero l’aumento generalizzato e prolungato del livello medio dei prezzi di beni e servizi - influenza la variazione del potere di acquisto degli individui. In un'economia sana, l’inflazione è «bassa» ma non negativa: un tasso di inflazione ritenuto ottimale dagli economisti e dalle banche centrali è nell'intervallo del 2%, livello compatibile con una stabilità economica nel medio termine.
Nell'articolo parliamo di:
- Cos’è l’inflazione, come si misura, quali sono le cause e le conseguenze
- Differenza tra inflazione e deflazione
- Principali componenti dell’inflazione
- Come proteggersi dall’inflazione: le strategie da mettere in pratica
Inflazione e deflazione
Come visto in precedenza, l’inflazione è un aumento prolungato del livello dei prezzi. Al contrario, la deflazione consiste in una diminuzione generale e persistente dei prezzi, spesso causata da una domanda debole, che, in alcuni casi, può portare a una stagnazione economica o a fasi recessive.
Di conseguenza, sebbene in situazioni di deflazione il potere di acquisto della stessa quantità di moneta aumenti (si possono comprare più beni con gli stessi soldi), in realtà la deflazione è considerabile un fattore negativo per la crescita economica.
Non bisogna inoltre confondere la situazione che si verifica in caso inflazione in discesa (i prezzi continuano a salire ma meno di prima), con il caso di deflazione (i prezzi scendono).
Come si misura l’inflazione
In Italia l’inflazione viene misurata principalmente dall’Istat, mentre a livello aggregato europeo i dati ufficiali sono calcolati da Eurostat.
Esistono diverse misure di inflazione a seconda dell’universo di riferimento:
- Deflatore del PIL: misura l’andamento complessivo dei prezzi per l’intera economia.
- Indice dei prezzi alla produzione: ha come paniere di riferimento i prezzi pagati dalle imprese; una variazione dei prezzi alla produzione può essere scaricata dalle imprese sui prezzi di vendita (inflazione al consumo) oppure assorbita dalle imprese con conseguente impatto sui margini di profitto.
- Indice dei prezzi al consumo (Consumer Price Index - CPI): è la misura più nota di inflazione e rileva i prezzi pagati dalle famiglie su un paniere di beni e servizi aggiornato ogni anno in base alle abitudini di consumo.
Come si calcola l’inflazione?
Per calcolare l’inflazione si utilizza solitamente l’indice dei prezzi al consumo, elaborato nella maggior parte dei Paesi dall’Istituto Nazionale di Statistica.
In Italia è l’ISTAT a costruirlo, sulla base di un paniere rappresentativo dei consumi delle famiglie. Nel paniere rientrano, con pesi differenti, beni e servizi come alimentari, abbigliamento, trasporti, sanità, elettricità e acqua.
I prezzi vengono poi confrontati con quelli dell’anno precedente per determinarne la variazione.
La formula per calcolare il tasso di inflazione - la variazione percentuale dell'Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) tra due periodi - è:
Tasso di Inflazione = (IPC finale − IPC iniziale) / IPC iniziale × 100
Le cause principali dell’inflazione
Le principali cause dell’inflazione sono dovute a un eccesso di domanda o a una diminuzione drastica dell’offerta.
Inflazione da domanda
Si verifica quando la domanda di beni e servizi nell'economia supera la capacità dell'economia di produrli, generando pressioni su salari e prezzi.
Inflazione da offerta
Deriva dall’aumento dei costi di produzione (come prezzo del petrolio o altre materie prime) o da scarsità nell’offerta.
Altri fattori che possono avere effetti sull’inflazione:
Inflazione e Dazi
Quando uno Stato introduce dazi (imposte) sui prodotti importati, il costo di questi beni aumenta. Le imprese possono trasferire questo aumento sui prezzi finali, facendo pagare di più i consumatori, contribuendo così a far salire l’inflazione.
Le Conseguenze dell’inflazione
Le conseguenze dell’inflazione si riflettono sull’economia reale e sui mercati finanziari e possono incidere su:
- Potere d’acquisto dei consumatori: con la stessa somma di denaro si acquistano meno beni.
- Risparmi: il denaro accantonato, specialmente su conti correnti o depositi a tasso fisso, perde valore reale.
- Aumento dei costi di produzione per le aziende: materie prime ed energia più care riducono i margini di profitto.
- Scelte di investimento di famiglie e imprese: l'instabilità rende difficile la pianificazione a lungo termine.
L'inflazione erode il potere d'acquisto

A puro scopo illustrativo. Fonte: Elaborazione interna Eurizon. Nella simulazione, la linea verde rappresenta la perdita del valore reale di 100.000 euro in 10 anni ipotizzando un tasso di inflazione al 2%; la linea arancione rappresenta la perdita del valore reale di 100.000 euro in 10 anni ipotizzando un tasso di inflazione al 4%.
Le principali componenti dell’inflazione
L’inflazione può essere rappresentata secondo due misure:
Inflazione totale o headline
Ovvero la variazione media dei prezzi di tutti i beni al consumo presenti all’interno del paniere di riferimento (calcolata in % e su base annuale).
Inflazione core
Ovvero la variazione media dei prezzi dei beni al consumo presenti all’interno del paniere rappresentativo, al netto delle componenti più volatili, come beni alimentari ed energetici. Questo indicatore è utilizzato soprattutto nelle valutazioni delle autorità di politica monetaria (calcolata in % e su base annuale).
Inflazione oggi
Lungo l’orizzonte temporale 2015 – 2026 possiamo identificare due diversi andamenti dell’inflazione:
- un rapido aumento nel 2022 dovuto alla crisi energetica e alle riaperture post Covid;
- il contenimento sotto il 2% ottenuto mediante l’intervento delle banche centrali.
L’aumento così repentino dei prezzi ha, però, un effetto di più lungo periodo sulle finanze delle famiglie.

Fonte: ISTAT. Valori medi annui ISTAT su rivaluta.it
Inflazione e banche centrali
Le banche centrali - come la Banca Centrale Europea (BCE) e la Federal Reserve statunitense (Fed) - hanno il compito di mantenere la stabilità dei prezzi, cioè un livello di inflazione basso e stabile nel tempo. Per farlo utilizzano diversi strumenti di politica monetaria, tra cui la gestione dei tassi di interesse.
Inflazione e tassi di interesse
Quando l’inflazione è in crescita, le banche centrali possono aumentare i tassi d’interesse in modo tale da scoraggiare l’accesso al credito. Di conseguenza il potere d’acquisto di consumatori e imprese diminuisce e le pressioni sui prezzi possono diminuire.
Al contrario, quando l’economia è debole e l’inflazione è troppo bassa, le banche centrali possono ridurre i tassi di interesse per favorire l’accesso al credito e sostenere l’attività economica.
Relazione tra crescita economica e inflazione
La crescita del prodotto interno lordo (PIL) riflette l’andamento complessivo dell’attività economica di un Paese.
In alcune fasi del ciclo economico, quando la domanda di beni e servizi cresce più rapidamente della capacità produttiva dell’economia, possono emergere pressioni inflazionistiche. Tuttavia, la relazione tra crescita economica e inflazione non è automatica e dipende da diversi fattori, tra cui produttività, mercato del lavoro e politiche economiche.
Come proteggere i propri risparmi dall’inflazione
Nel contesto socioeconomico attuale, proteggere il proprio patrimonio dagli effetti dell’inflazione rappresenta una sfida reale. Per questo, si possono adottare strategie come:
Pianificazione finanziaria: attraverso un’attenta valutazione di risparmi, redditi e spese (budgeting), e individuando le nostre priorità, è possibile allocare al meglio le risorse a nostra disposizione per soddisfare bisogni e desideri, coniugando così obiettivi di vita e obiettivi finanziari.
Diversificazione: permette di ridurre il rischio legato all’instabilità dei mercati, costruendo un portafoglio che investe in strumenti finanziari differenti (azioni, obbligazioni, asset reali…).
Orizzonte temporale: la protezione dall’inflazione è soprattutto una strategia di lungo periodo. Nel breve termine i mercati possono essere volatili, ma un orizzonte temporale di medio-lungo termine può aiutare a contrastarne gli effetti.
Conclusioni
In conclusione, l’inflazione è un indicatore chiave della stabilità economica e del potere d’acquisto di individui e famiglie. Può derivare da squilibri tra domanda e offerta e produce effetti su consumi, risparmi e investimenti.
Il controllo della dinamica dei prezzi è affidato in larga parte alle banche centrali. Comprenderne le cause e le conseguenze è essenziale per orientare decisioni economiche consapevoli.
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