Cosa sono gli ETF e come funzionano: guida sugli Exchange Traded Funds 


Negli ultimi anni gli ETF sono diventati uno degli strumenti più utilizzati dagli investitori, grazie alla loro semplicità, ai costi ridotti e alla possibilità di accedere a mercati molto diversificati. Ma cosa c’è davvero dietro questo acronimo? Come funzionano? E quali differenze esistono tra ETF ed ETP e tra ETF passivi ed ETF attivi? Perché ora sono importanti anche per chi si occupa di risparmio gestito?

Questa pagina nasce per rispondere a queste domande e far comprendere meglio il mondo degli Exchange Traded Funds:

  • L’evoluzione degli ETF e la loro crescita nei portafogli
  • Cosa sono gli ETF e qual è la differenza rispetto ai fondi tradizionali.
  • Come funzionano gli ETF e cosa replicano
  • I componenti della ‘famiglia’ degli ETP
  • Differenze fra tipologie di ETF e costi
  • La sintesi dei punti di forza e i rischi degli ETF

Quando sono nati gli ETF e come si sono evoluti

Nati come semplici strumenti di replica dei principali indici azionari internazionali (SP500, MSCI World, FTSE100, Dax, Cac 40, FTSE mib ecc..), gli ETF (Exchange Traded Funds) si sono affermati per 3 principali caratteristiche:

  • trasparenza
  • facilità di utilizzo
  • costi ridotti

In pochi anni si sono trasformati in uno strumento importante per la “cassetta degli attrezzi” dell’investitore moderno: a maggio 2025 gli asset globali hanno raggiunto 14.100 miliardi di euro, mentre in Europa il patrimonio è pari a 2.265 miliardi*.

Oggi esistono diverse tipologie di ETF su cui investire:

  • geografici (europa, america, asia)
  • su asset class (azionari, obbligazionari, monetari)
  • tematici (tecnologia, clean energy, megatrend, intelligenza artificiale);
  • fattoriali (legati a titoli solidi ad alta redditività – quality – o a titoli sottovalutati – value – o bassa volatilità - low volatility);
  • ESG (sostenibilità al centro);
  • su materie prime (come oro o terre rare), volatilità o inflazione;
  • su settori particolari come Private Markets (real estate, private equity etc);
  • composti da altri ETF (ETF portfolio).

E negli ultimi anni si sono affermati anche gli ETF a gestione attiva. Questi ETF, detti ETFA, dove la lettera A sta appunto per Attivi, non sono più strumenti che semplicemente replicano qualcosa, ma OICR (Organismi di investimento collettivo del risparmio, ovvero fondi comuni e Sicav) che mirano a creare valore aggiunto rispetto ad un benchmark, o addirittura che un benchmark potrebbero anche non averlo, ed operare quindi come strumenti di tipo Absolute Return, cioè a rendimento assoluto. La cosa che differenzia un ETF Attivo da un fondo sta proprio nel carattere di ETP (Exchange Trade Products), di cui parleremo in seguito.

 

Cosa sono gli ETF, come funzionano e differenze con i fondi

Gli ETF sono fondi d’investimento che si possono comprare e vendere in Borsa proprio come se fossero un’azione. Sono strumenti “aperti”, quindi le loro quote possono essere create o rimborsate, e il loro prezzo cambia durante la giornata in base alla domanda e all’offerta.

Per questo, a differenza del NAV di un fondo di investimento, aggiornato solo una volta al giorno, il prezzo di mercato di un ETF segue il ritmo della Borsa e rispecchia ciò che gli investitori sono disposti a pagare in quel momento.

La differenza tra ETF e fondi comuni di investimento non risiede quindi solo nella gestione, ma anche nella modalità di acquisto:

  • i fondi tradizionali si sottoscrivono al NAV del giorno (sottolineiamo sottoscrivere, ovvero l’investitore va a incrementare le quote del fondo);
  • gli ETF si comprano e vendono direttamente sul mercato secondario a un prezzo che si aggiorna in tempo reale (salvo il caso degli investitori istituzionali, che possono ottenere quote sul mercato primario).

 

Le modalità di replica degli ETF

Gli ETF replicano un indice di riferimento, come abbiamo detto, ma possono farlo in modi diversi:

  • Replica fisica completa: l’ETF compra tutti i titoli dell’indice, nelle stesse proporzioni.
  • Replica a campionamento: invece di comprare ogni singolo titolo, l’ETF sceglie solo un gruppo rappresentativo che si muovono in modo simile all’indice.
  • Replica sintetica: quando l’indice è difficile da replicare, l’ETF usa derivati per ottenere lo stesso rendimento dell’indice.

In breve, gli ETF possono replicare un indice comprando davvero i titoli oppure “ricostruendone” il rendimento tramite tecniche più leggere o derivate, scegliendo di volta in volta la soluzione più efficiente a seconda di quanto l’indice è grande o complesso.

In alcuni ETF l’universo di replica integra criteri ESG, attraverso indici che selezionano i titoli anche in base a fattori ambientali, sociali e di governance. In questo modo la diversificazione del paniere si arricchisce di una dimensione qualitativa, che contribuisce a una gestione più efficiente dei rischi e alla valorizzazione del portafoglio nel lungo periodo, mantenendo invariata la logica di replica dell’indice.

 

Differenza tra ETF, ETC ed ETN (ETP): cosa cambia?

Gli ETF fanno parte degli ETP (Exchange Traded Products), una grande famiglia di strumenti accumunati dal fatto di poter essere negoziati come un’azione durante l’intera seduta di mercato. Oltre agli ETF sono ETP anche:

  • ETC (Exchange Trade Commodity): strumenti finanziari quotati in Borsa che permettono di investire in una singola materia prima (come oro, petrolio, gas, grano…) oppure in un indice di materie prime.
  • ETN (Exchange Trade Note): sono titoli di debito che replicano attività anche molto specifiche, talvolta con leva finanziaria, un meccanismo che permette di investire più soldi di quelli che si possiede prendendo a prestito la parte mancante: in questo modo si amplificano i risultati positivi ma anche le perdite. A maggior ragione per il fatto che gli ETN non possiedono gli asset in cui investono e ciò comporta un rischio di credito dell’emittente.

 

Volendo distinguere ETF, ETC ed ETN possiamo quindi differenziarli per:

  • il tipo di sottostante replicato;
  • la struttura tecnica (OICR nel caso degli ETF, titoli di debito per gli ETN);
  • il livello di rischio (gli ETN, ad esempio, espongono al rischio emittente);
  • la possibilità di utilizzare leva.

 

Cosa scegliere tra ETF passivi e ETF attivi e costi degli ETF

Il successo degli ETF passivi, che replicano un indice senza cercare di batterlo, è dovuto principalmente a prezzo, trasparenza, possibilità di diversificazione in pochi passaggi, facilità d’acquisto.

Gli ETF attivi (ETFA) rappresentano invece una novità importante: pur essendo negoziati come gli ETF tradizionali, con la gestione attiva il gestore può prendere decisioni autonome rispetto al benchmark, integrando ricerca e gestione professionale nelle aree dove può fare la differenza. L’obiettivo è ottenere una performance migliore senza rinunciare alla praticità e trasparenza tipiche degli ETF.

Quando scegliere e cosa? Negli investimenti il principio cardine resta la diversificazione, per cui in un portafoglio equilibrato che comprende diversi strumenti finanziari possono essere presenti sia ETF passivi sia EFT Attivi, senza dimenticare i fondi di investimento.

Se è vero infatti che gli ETF hanno costi di gestione più bassi rispetto ai fondi tradizionali, è utile considerare anche la tracking difference, cioè la differenza tra l’andamento dell’indice e quello effettivo dell’ETF e i costi di transazione, ovvero le commissioni di negoziazione applicate dall’intermediario. Inoltre, non bisogna dimenticare lo spread denaro-lettera (bid-ask spread), ovvero la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto che incide soprattutto su chi effettua molti scambi. Ecco perché, anche per strumenti che possono apparire semplici, è importante valutare sempre se sia il caso di affidarsi a un professionista finanziario in grado di comporre il portafoglio più adatto ai propri obiettivi, consigliando le soluzioni di investimento più adeguate.

 

Vantaggi e rischi degli ETF: conclusioni finali

Gli ETF uniscono semplicità, trasparenza e costi contenuti, rendendo più facile costruire portafogli diversificati e adatti a differenti obiettivi. L’evoluzione recente ha ampliato moltissimo le possibilità a disposizione degli investitori, creando un ponte tra le logiche tradizionali dei fondi e le nuove modalità di investimento.

Riepiloghiamo in sintesi i punti di forza degli ETF:

  • Economicità: costi ridotti e nessuna commissione di ingresso/uscita.
  • Diversificazione immediata: anche con piccoli importi.
  • Trasparenza: sai sempre cosa contiene il portafoglio.
  • Flessibilità: adatti per strategie sia di breve sia di lungo periodo.
  • Sicurezza strutturale: il patrimonio è separato da quello della società che li gestisce.

Gli ETF sono strumenti accessibili, ma richiedono attenzione. Elenchiamo allora anche i rischi degli ETF:

  • alcuni indici possono essere complessi o poco intuitivi,
  • lo spread può variare in condizioni di mercato difficili,
  • i replicanti sintetici comportano rischi aggiuntivi legati ai derivati,
  • in rari casi un ETF può essere ritirato dal mercato (delisting).

Ecco perché, nella scelta di questi strumenti, come per altri di natura finanziaria, è sempre bene affidarsi a un consulente finanziario con cui definire orizzonte temporale e obiettivi al fine di selezionare gli ETF che per area geografica, asset class, tipologia di replica e costi rispondono meglio alle proprie esigenze e che possono completare un portafoglio bene diversificato, composto anche da altri strumenti finanziari.

 

 



* Fonte: Broadridge, dati al 31 maggio 2025

 

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